Camoscio appenninico: i conteggi 2017 rivelano una Popolazione stabile e in salute

Sono 598 i Camosci “contati” nel censimento annuale del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise
I conteggi autunnali 2017 del camoscio appenninico nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise (PNALM) hanno registrato risultati positivi, con un totale di 598 camosci osservati. Di questi, 134 sono piccoli dell’anno (tasso di natalità del 22%), 68 sono yearling (camosci di un anno, pari all’11%) e 396 sono adulti. Questi dati confermano la stabilità della popolazione, nonostante le sfide legate alla sopravvivenza dei piccoli e ai meccanismi naturali di autoregolazione.
I risultati dei conteggi 2017
I conteggi, effettuati in 9 giornate di monitoraggio simultaneo, hanno coinvolto Guardie del Parco, tecnici del Servizio Scientifico, Carabinieri forestali e volontari delle Riserve Naturali Regionali(Gole del Sagittario e Monte Genzana e Alto Gizio). Oltre a individuare il numero minimo di camosci presenti, i conteggi hanno permesso di calcolare il tasso di sopravvivenza al primo anno, che nel 2017 è stato del 55%.
Anno | Nuovi nati | Piccoli di un anno | Femmine | Maschi | Indeterminati | Totale |
---|---|---|---|---|---|---|
2017 | 134 | 68 | 227 | 82 | 87 | 598 |
L’andamento della popolazione dal 1993
Dal 1993, il PNALM effettua conteggi in alta quota per monitorare l’andamento della popolazione di camoscio appenninico. Dopo una leggera flessione numerica tra il 2009 e il 2011, dovuta alla bassa sopravvivenza dei piccoli, la popolazione ha mostrato segnali di ripresa. Oggi, il camoscio appenninico è una popolazione stabile, con oscillazioni naturali legate a meccanismi densità-dipendenti, che ne regolano la crescita in base alla capacità portante dell’ambiente.
Cambiamenti nell’areale del camoscio
Negli ultimi 20 anni, l’areale del camoscio appenninico si è spostato verso la parte meridionale del Parco. Alcune aree storiche si sono “svuotate”, mentre altre, come il comprensorio Meta-Tartari e il Massiccio del Marsicano, hanno registrato una rapida colonizzazione. Nel 2017, il Meta-Tartari ospitava oltre 150 individui, mentre il Marsicano contava 179 camosci, di cui 49 piccoli.
Il successo della conservazione
Il camoscio appenninico, una sottospecie endemica del camoscio dei Pirenei, è stato reintrodotto con successo in diverse aree protette, tra cui Majella, Gran Sasso, Sibillini e Sirente Velino. Grazie al lavoro del PNALM e al progetto LIFE COORNATA, oggi il camoscio appenninico è un esempio tangibile di successo nella conservazione delle specie rare.
«Ringrazio i servizi del Parco e tutti coloro che hanno collaborato», ha dichiarato il Presidente del PNALM, Antonio Carrara. «Il camoscio appenninico è la prova che la conservazione funziona, ma abbiamo ancora bisogno del contributo delle Aree Protette per garantire la tutela e la gestione del territorio».
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