Coronavirus Alto Sangro, l’accoglienza dei migranti al tempo del covid 19

Finché non facesse la sua comparsa il Covid 19 i migranti per qualche leader populista rappresentavano il primo problema, ma ciò non significa, come forse qualcuno si augura, che di colpo siano stati cancellati.
La questione, benché non se ne parli più in pubblico, resta aperta anzi, a causa dell’epidemia, le criticità sono aumentate e l’intero sistema di accoglienza si trova ora a fronteggiare questa grave emergenza sanitaria.
Pertanto il Ministero dell’Interno ha pubblicato diverse circolari indicando gli interventi che sono stati subito fatti propri dai centri d’accoglienza e sottolineando l’importanza delle norme da rispettare, “onde evitare l’esposizione ai rischi di contagio per i migranti accolti e per gli operatori, nonché di generare situazioni di allarme sociale dovute al mancato rispetto, da parte dei primi, dell’obbligo di rimanere all’interno delle rispettive strutture“.
Corre quindi l’obbligo per le persone in accoglienza di attenersi rigorosamente ai regolamenti emanati che riguardano tutto il territorio nazionale mantenendo le distanze tra di loro e l’osservanza delle prescrizioni igienico sanitarie.
In questo senso, recita la nota ministeriale, e “sempre in considerazione della preminente esigenza di impedire gli spostamenti sul territorio e sino al termine dell’accoglienza, dovrà essere garantita e monitorata la prosecuzione dell’accoglienza anche a favore di coloro che non hanno più titolo a permanere nei centri“. Infatti, a rigor di logica, sarebbe pericoloso per tutti lasciare che persone non ancora integrate e prive di una fonte di reddito circolino incontrollate.
Dal momento che la situazione dei migranti è aggravata dalla temporalità di un permesso di soggiorno provvisorio e dal passare degli anni lontano dagli affetti personali e senza la certezza di un domani migliore, il loro stato d’animo subisce delle ripercussioni. Pertanto gli operatori che, rappresentano per gli ospiti le principali figure di riferimento, devono fare in modo che la relazione di aiuto non venga meno e di conseguenza anche in circostanze difficili, come quelle attuali, devono essere in grado di interpretare le aspettative, esaudendo, laddove possibile le loro richieste.
Inoltre, in particolar modo i mediatori, soprattutto in questi giorni, devono essere capaci di fornire un’informazione efficace alle persone in accoglienza, tenendole al corrente delle conseguenze alle quali andrebbero incontro se dovessero uscire, sia sotto l’aspetto sanitario, sia sotto quello giuridico.
Personalmente non ho riscontrato particolari criticità, anzi dalle ricerche effettuate ho potuto constatare che la maggioranza dei richiedenti asilo all’interno delle strutture che si trovano sul territorio dell’Alto Sangro si sono adattati alla situazione in atto e si comportano in maniera responsabile e in linea con le direttive emanate dal governo. Ciò non toglie che da che mondo e mondo, in tutti gli ambienti e tra tutte i popoli, ci sarà sempre qualcuno che si distingue per un atteggiamento poco congruo alla vita collettiva.
Piergiorgio Rocci
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