‘Fonetica dei dialetti dell’Alta Val di Sangro’, l’appassionata ricerca di Davide Boccia spopola sul web

L’Alta Val di Sangro, situata nella parte meridionale della provincia dell’Aquila, confina sia con la provincia di Frosinone che con quella di Isernia. Ciò significa che l’Alto Sangro è storicamente una terra di passaggio (basti pensare alla via Minucia in epoca romana e alla Via degli Abruzzi nel periodo rinascimentale) così come un’area di confine poiché presso i monti alto sangrini si incontrano non solo i territori di tre province ma anche quelli di tre regioni: l’Abruzzo, il Lazio ed il Molise. Nonostante la posizione peculiare, l’area alto sangrina ha sofferto però di una certa marginalità rispetto ad altre zone più «centrali».
In questo modo, si può comprendere per quali ragioni l’Alta Valle del Sangro sia stata poco indagata dal punto di vista dialettologico. A questa trascuratezza cerca di ovviare la Fonetica dei dialetti dell’Alta Val di Sangro, uno studio comparativo di 76 pagine ad opera di Davide Boccia sul vocalismo e sul consonantismo delle parlate dei nove paesi che uno dopo l’altro si susseguono lungo l’accidentato alto corso del fiume Sangro. Il primo dialetto ad essere studiato è stato quello di Opi al quale l’autore, di origini opiane, ha dedicato la tesi di laurea nel 2015. Successivamente, nel 2016, la ricerca si è spinta alle parlate dei paesi limitrofi e in questo modo sono stati indagati il dialetto di Pescasseroli (dove il linguaggio si differenzia su base sessuale), Villetta Barrea, Civitella Alfedena e Barrea. Nel 2017, varcando la Forca di Barrea, sono stati inclusi nelle inchieste i dialetti di Alfedena, Scontrone, Villa Scontrone e Castel di Sangro (centro da sempre aperto, anche linguisticamente, alla «napoletanità»).
Oltre alle inchieste condotte sul campo, durante le quali sono stati intervistati più di una trentina di persone aventi un’età compresa dai 37 ai 90 anni, si è proceduto alla raccolta di materiale documentario spesso poco conosciuto. Difatti, ai fini dello studio sono state di prezioso ausilio sia le note poesie di Cosimo Savastano (dialetto castellano) e Arturo Ursitti (dialetto opiano) che i vocabolari dialettali e le tesi di laurea inedite.
Il lavoro è caratterizzato da un capitolo introduttivo (Capitolo Primo) dedicato ad un inquadramento generale del territorio alto sangrino. Nel Secondo Capitolo i dialetti parlati nell’Alto Sangro vengono collocati nell’ambito dei dialetti centro-meridionali, abruzzesi in particolare. I capitoli seguenti sono dedicati all’analisi fonetica: vocalismo (Capitolo Terzo) e consonantismo (Capitolo Quarto). In questi capitoli la materia è stata suddivisa in paragrafi numerati progressivamente.
Per concludere, attraverso le inchieste si è accertato che le parlate alto sangrine rientrano pienamente nei dialetti centro-meridionali secondo la più moderna classificazione dei dialetti italiani. Per quanto concerne i centri di irradiazione linguistica ai quali i dialetti dell’Alto Sangro hanno fatto riferimento, si può affermare che all’influsso di Napoli, oggi in forte regressione a causa della rilevanza assunta dalla lingua nazionale, si è affiancato nel tempo quello di Roma che esercita la propria influenza specialmente sul linguaggio delle generazioni più giovani dei paesi del Parco. Inoltre, dai dati delle inchieste è possibile osservare come i dialetti in questione si trovino in un territorio di transizione poiché alcuni fenomeni, analoghi a quelli delle parlate umbro-marchigiane, convivono insieme a sviluppi che diventano comuni fra i dialetti apulo-campani.
La fonetica dei dialetti dell’Alta Val di Sangro è liberamente consultabile o scaricabile Qui.
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