Santina Campana di Alfedena, la giovane abruzzese in cammino verso la beatificazione
Santina Campana: la giovane abruzzese in cammino verso la beatificazione
Santina Campana, nata il 2 febbraio 1929 ad Alfedena (L’Aquila), è una figura di grande spiritualità e devozione, la cui causa di beatificazione, iniziata il 2 marzo 1968, è oggi in fase avanzata. Settima di nove figli, Santina ha vissuto una vita breve ma intensa, caratterizzata da un profondo amore per Gesù e da un’offerta costante di sé come “vittima” per la salvezza delle anime.
Una vita dedicata a Gesù
Fin da piccola, Santina dimostrò una fede straordinaria. A soli 7 anni, si offrì come “vittima” per la vocazione religiosa, dicendo: “Dove c’è una vocazione, non può mancare una vittima”. Questa offerta, rinnovata fino alla morte, divenne il filo conduttore della sua esistenza.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, a 14 anni, Santina fu costretta a sfollare tra le montagne innevate dell’Abruzzo e del Molise, dove si ammalò gravemente di pleurite. Nonostante le sofferenze, irradiava una luce celeste, incoraggiando tutti con parole di fede: “Coraggio, sarà quello che il Signore vorrà, se Egli non permetterà, nessuno ci potrà fare del male”.
La vocazione religiosa e il sacrificio
A 16 anni, Santina entrò come novizia tra le Suore di Carità, dove edificò le consorelle con il suo spirito di sacrificio e la sua fede incrollabile. Ripeteva spesso: “Voglio farmi santa, e grande santa”. Tuttavia, a 17 anni, a causa di una grave emottisi polmonare, fu costretta a lasciare il noviziato e a entrare in sanatorio.
Dal suo letto di dolore, che chiamava il suo “trono bianco”, Santina continuò a consolare le anime afflitte, dicendo: “Coraggio, il soffrire passa, l’aver sofferto rimane”. Nonostante i frequenti attacchi di tosse, l’emottisi e la mancanza d’aria, mantenne sempre una lucidità straordinaria, pregando e facendo pregare chi le stava accanto.
La morte e la fama di santità
Il 4 ottobre 1950, dopo una giornata trascorsa a chiedere perdono e a pregare, Santina Campana morì a soli 21 anni. La sua morte fu accompagnata da una strana sensazione di gioia profonda tra i presenti, compresa la madre e il fratello don Bruno.
Fu sepolta nella nuda terra del cimitero di Pescina, ma la sua tomba divenne presto meta di pellegrinaggi grazie alle numerose grazie e prodigi attribuiti alla sua intercessione. Il 9 aprile 1977, il suo corpo fu riesumato e deposto in un sarcofago di travertino, donato da un fedele di Tivoli per grazia ricevuta. Successivamente, il 3 settembre 1977, fu traslato nella chiesa parrocchiale di San Giuseppe a Pescina, dove riposa ancora oggi.
Santina Campana: un esempio di fede e amore
La vita di Santina Campana è un esempio luminoso di fede, sacrificio e amore per Gesù. La sua causa di beatificazione, ormai in fase avanzata, rappresenta un’opportunità per riscoprire il suo messaggio di speranza e di dedizione agli altri.
Leave a Reply
Devi essere connesso per pubblicare un commento.